Palazzo Ducale

La mostra sarà ospitata nel Quartiere di Parata del Palazzo Ducale, edificio storico da sempre sede del governo cittadino. Ad eccezione della Galleria dell'Ammannati, progettata dall'omonimo architetto fiorentino nel Cinquecento, e che di tale impianto conserva ancora il pavimento in cotto e il soffitto a cassettoni, il quartiere venne allestito e decorato all'inizio dell'Ottocento durante il Principato dei Baciocchi e il Ducato di Borbone, risultando, quindi, in sintonia per affinità di stile e di gusto con le opere del pittore e con gli arredi che saranno esposti a loro corredo. Attraverso lo scalone monumentale, progettato da Lorenzo Nottolini, si accede alla Sala degli Staffieri, dove ricorrono ripetute allusioni alla Repubblica di Lucca mediante il simbolo della Pantera, i suoi Santi protettori, Pietro e Paolino, e l'affresco con l'Allegoria della Libertà dipinto da Pietro Testa. L'enfilade di ambienti che prende l'avvio dalla Sala degli Staffieri è contrassegnata da una decorazione ad affresco e in stucco stilisticamente omogenea. Nella Sala delle Guardie, gli affreschi dipinti sulle pareti come finti arazzi narrano le Storie dell'Imperatore Traiano, esempio di sovrano di grande integrità morale. Al pittore milanese Luigi Ademollo le pitture furono commissionate da Maria Luisa di Borbone. Segue la Sala dei Ciamberlani, ovvero i nobili che facevano parte della Corte, connotata da un'elegante decorazione in stucco. Al centro del soffitto della Sala del Trono, segnata dai simboli araldici borbonici, campeggia la personificazione della Sapienza dipinta dal lucchese Domenico Del Frate.
E' invece opera del fiorentino Gaspero Martellini la decorazione della volta della Sala dei Consiglieri o dei Ministri, raffigurante la sfida tra Pallade e Nettuno per il nome da attribuire alla città di Atene. Chiude la serie di sale il Gabinetto del Sovrano, celebrato da Domenico Del Frate nelle vesti di Apollo per sottolinearne le qualità culturali.
Chiesa di San Romano

Anche se non strettamente connesso con la figura del Batoni, la contiguità del Palazzo Ducale con la chiesa domenicana di San Romano, ne rende consigliabile la visita. I due edifici sono tra loro in comunicazione diretta attraverso un passaggio aereo che consentiva ai sovrani di assistere alle funzioni religiose da un palco loro riservato. All'interno della chiesa è possibile ammirare un significativo campionario della cultura figurativa lucchese della prima metà del Settecento, ovvero dal momento in cui il Batoni iniziava il suo percorso formativo fino a quello della sua piena attività romana. Per di più proprio a uno dei due maestri frequentati in patria, Giovan Domenico Lombardi, si deve un nucleo di tele collocate nella tribuna e in una cappella del transetto. Particolarmente degni di nota sono i due grandi dipinti raffiguranti le Storie del Beato Bernardo Tolomei, rivelatori della capacità ritrattistica del loro autore, forse di stimolo per il suo illustre allievo.
L'esemplificazione di quanto veniva prodotto nella città natale del Batoni in contemporanea alla sua attività romana di metà Settecento, è offerta dalla decorazione ad affresco della cappella di Sant'Agnese, nel transetto destro, con maestose e scenografiche costruzioni architettoniche dipinte a trompe l'oeil dal lucchese Bartolomeo De Santi e figure di Francesco Antonio Cecchi, relative a episodi della vita di Santa Caterina da Siena.
Museo Nazionale di Palazzo Mansi
A prescindere dalla presenza del Ritratto dell'Arcivescovo Giovan Domenico Mansi di Pompeo Batoni, nella sezione dedicata all'arte tra la fine del Settecento e il Novecento, la visita al palazzo è consigliabile per la conoscenza del clima culturale e sociale caratterizzante il mondo dei patrizi lucchesi nella fase del loro maggiore splendore. Edificato sul finire del Seicento dalla famiglia Mansi secondo criteri di gusto tipicamente barocchi, la dimora presenta le stratificazioni succedutesi nel corso del tempo.
Alla fase seicentesca risale l'assetto dell'appartamento estivo del piano terreno e quello del piano nobile, connotato dalla presenza di affreschi di scuola bolognese e fiorentina e della preziosa alcova in legno intagliato e dorato. Posteriore di circa un secolo è l'allestimento della Galleria del Tofanelli, cosiddetta dal nome dell'artista, Stefano Tofanelli, responsabile del progetto decorativo e d'arredo in stile neoclassico. Rispecchia un gusto otto-novecentesco la disposizione sulle pareti dell'appartamento di parata degli arazzi fiamminghi che segna l'ultima modifica apportata dalla famiglia prima della cessione del palazzo allo Stato.
Museo Nazionale di Villa Guinigi

Dopo la soppressione degli edifici sacri che li ospitavano originariamente, le chiese di Santa Caterina e di San Ponziano, i due unici dipinti di commissione pubblica eseguiti da Pompeo Batoni per la città d'origine - l'Estasi di Santa Caterina e il Martirio di San Bartolomeo - sono oggi conservati nella sala dedicata alla pittura lucchese del Settecento, a chiusura del percorso espositivo del Museo di Villa Guinigi. Questo deve il suo nome a Paolo Guinigi, Signore di Lucca all'inizio del Quattrocento, che fece costruire la villa allora al di fuori della cinta muraria di epoca medievale. La visita del museo risulta indispensabile per la conoscenza dell'evoluzione del territorio a partire dagli insediamenti di epoca etrusca comprendendo una vasta e sfaccettata campionatura della produzione artistica nei più diversi settori. Risalenti agli anni quaranta del Settecento, che segnano la prepotente ascesa del Batoni nell'ambiente figurativo romano, le due tele ben esemplificano il linguaggio raffinato e di filiazione classicistica che fin dagli esordi ne impronta la produzione. Immediatamente collegabile al celebre prototipo di Lorenzo Bernini - l'Estasi di Santa Teresa in Santa Maria della Vittoria a Roma - quella relativa a Santa Caterina, invece espressiva dell'attenzione riservata dal Batoni ai modelli del classicismo bolognese e romano la pala con il Martirio di San Bartolomeo.
Palazzo Pfanner
Come esempio di particolare suggestione del gusto costruttivo e ornamentale di una dimora patrizia della Lucca tra Sei e Settecento, si propone la visita al palazzo oggi Pfanner, ubicato in prossimità della casa natale del Batoni, sita in via dell'Anguillara.
Il carattere particolarmente aggiornato sui canoni architettonici del tempo, di respiro anche internazionale, ha fatto sì che il progetto dell'edificio sia stato tradizionalmente, pur in assenza di riscontri documentari, riferito al celebre architetto messinese Filippo Juvarra, in effetti presente in loco negli anni venti del Settecento. Appartenente in origine ai Moriconi, famiglia di mercanti attiva soprattutto in Polonia, e presto passato ai Controni, l'edificio si distingue tra gli altri cittadini per il carattere scenografico dell'impianto architettonico della facciata prospiciente il giardino, caratterizzata da un aereo scalone monumentale e visibile anche dall'alto delle mura rinascimentali. A differenza delle altre aree a verde pertinenti le residenze patrizie, solitamente nascoste alla vista dei passanti, questa del palazzo, arricchita da statue allegoriche, risulta in tal modo perfettamente inserita nel tessuto urbano. Ugualmente scenografica appare l'organizzazione decorativa dell'interno con particolare riferimento al salone affrescato all'inizio del Settecento.